Catastrofi naturali nei nostri pensieri. Cataclismi. Da me piove e grandina e qualcosa si raffredda. A volte ho certi dubbi che boh, non so spiegarmi. Ho temuto la fine e forse l'ho perfino desiderata. Forse riempio fogli di belle parole su di te senza pensarle sul serio. Innamorata dell'idea dell'amore più che di te. Fa male scriverlo, ma probabilmente è quel che sento. Ho paura di queste parole, ma se sono qui è perché le sto pensando. Vattene dai, non lasciarmi a urlarmi dentro, a piovermi addosso. Fallo tu, che mi odi già tanto e si vede in quei tuoi occhi che fino a ieri tanto credevo di amare. Vorrei perderti e vedere cosa cambierebbe. Perché in teoria dovrebbe cambiare qualcosa, se non cambia niente… Non guardarmi più come fai in certi giorni, tu lo sai a cosa mi riferisco. Continua a rispondermi rabbioso che per me è più facile portarti rancore. La vera fine ce la stiamo già dedicando, in questo modo perverso di credere che le cose vadano bene pur sapendo che non è così. Pur sapendo che non basta. Lasciami qui, tra il fumo acre di una sigaretta e le macchine che corrono imperterrite su corsie opposte. Siamo così simili a queste corsie ultimamente e non so nemmeno come spiegarlo. Come ci siamo arrivati? Amami bene, o tutto o niente, e ho l'impressione che tu stia scegliendo il niente. Non si può essere indifferenti alla tua indifferenza. VATTENE! Cazzo, va’ via! Viviti la tua vita e lasciami nella merda, ci sono dentro fino al collo e non lo vedi. Non la senti la puzza di guai? Di lacrime sporche? Se non urlo non mi senti? Non mi senti qui? Questo non è amore. E non gli assomiglia nemmeno.